Virginia Ryan, AUSTRALIA

“La strategia di Virginia Ryan, che afferma il diritto al suo proprio immaginario, fugge dalla logica del dualismo estremistico: globalizzazione o tribalizzazione. Sceglie la strategia del nomadismo culturale per sfuggire alle conseguenze perverse di un’identità tribale. Allo stesso tempo, sostiene la produzione simbolica contro la mercificazione di un’economia ormai globale. In questo modo afferma il diritto alla diaspora e a un viaggio multiculturale, transnazionale e multimediale. Elude così qualsiasi logica di appartenenza attraverso una scelta di fondo che tende a negare il valore dello spazio, dell’habitat e dell’antropologia circostante, in favore di un concetto di tempo condensato nella forma dell’opera”.
Achille Bonito Oliva

Biografia
Virginia Ryan nasce in Australia e si laurea nel 1979 al National School of the Arts a Canberra. Artista, attivista, viaggiatrice. Dal 2001 il lavoro di Ryan è strettamente connesso con la realtà africana. In Ghana, dove ha vissuto dal 2001 al 2008, ha realizzato l’imponente Castaways (2003-2008), installazione di duemila moduli creati dall’assemblaggio di oggetti/frammenti restituiti dal mare e trovati sulle spiagge del paese. Le ‘Sculptural Paintings’ Topographies of the Dark, il lavoro fotografico Exposures: A White Woman in West Africa (2001-2006). Ad Accra è stata co-fondatrice della Foundation for Contemporary Art, mentre ad Abidjan è stata l’ideatrice di L’Esprit de l’Eau alla Fondazione Donwahi (2011), criterio di un progetto presente ad Arezzo, con ‘Surfacing’. Artista invitata al 51mo Festival Internazionale di Spoleto, e all’evento collaterale della Biennale di Venezia 2010, ‘Pino Pascali: Ritorno a Venezia’. Presente anche alla Biennale di Dakar e di Malindi 2010; invitata alla prima S.I.A.P.A. in Costa D’Avorio dopo la guerra civile del 2011. Presidente dell’ONG ‘Make Art Not War’ (2013) in Bassam.

Luogo d’esposizione: Museo Archeologico Mecenate